Non sapevo di avere anche un secondo nome.
Nessuno Nessuno Outsider.
Certo che i miei potevano avere un po' più di fantasia, eh.
Quello che non capisco è perchè l'abbiamo chiesto a Bersani, che nome darmi...
Si vede che "etnica" non gli ci stava, nell'sms all'ANSA.
Il Rototom Sunsplash, attraverso il suo presidente Filippo Giunta, è oggetto di un'indagine penale. Viene contestato l'art. 79 della Fini-Giovanardi. Secondo l'accusa il Sunsplash agevolerebbe l'uso di marijuana, in buona sostanza, per il solo fatto di essere un festival reggae. Dalle motivazioni delle indagini si legge infatti che "l'ideologia rastafariana prevede l'associazione tra la musica reggae e la mariuana" e di conseguenza, visto che al Sunsplash c'erano "persone che, nel contesto dell'evento musicale e delle connesse suggestioni culturali, si dedicavano all'utilizzo di droghe, specie del tipo hashish e marijuana", Filippo merita la prigione (da 3 a 10 anni). Una simile interpretazione della legge potrebbe quindi colpire chiunque organizzi anche solo una serata reggae: solo per quello potrebbe essere indagabile per "agevolazione all'uso della marijuana".
Di conseguenza, se leggo in pubblico Agatha Christie potrei essere indagabile per “agevolazione al delitto”, se porto al cineforum un film di James Bond potrei essere indagabile per “agevolazione dello spionaggio”, se vendo in un negozio un paio di autoreggenti a rete, un paio di tronchesi o una scatola di preservativi potrei essere indagabile rispettivamente per “agevolazione alla prostituzione”, “agevolazione al furto con scasso” e “agevolazione all'omicidio”. Essendo una parziale sommelier, poi, immagino di essere parzialmente indagabile per “agevolazione alla cirrosi epatica”.
Se prendessi l'autobus con un libro della Tamaro sotto il braccio, sarei indagabile per “agevolazione al suicidio di massa”? E se fossi un parlamentare italiano che ha votato a favore dello scudo fiscale, di agevolare cosa mai potrei essere indagabile? E se fossi il gestore di un tabacchino?
Io agevolo la libertà, anche di ascoltare la musica reggae che dopo un quarto d'ora mi ha già stufato.
Agevolo la libertà di pensiero, possibilmente da parte di chi è in grado di elaborarne uno.
Agevolo la libertà d'espressione, anche quando l'espressione è quella di Belpietro (che Kobayashi si ostina a definire “bovina”, ma io agevolo la libertà dei bovi di incazzarsi come iene per il paragone).
Agevolo la libertà di stampa, e la libertà di usare certa stampa per agevolare l'asciugatura della lettiera di Grogu.
Agevolo l'autodeterminazione: se uno vuol sterminare i suoi neuroni guardando Vespa in tv, chi sono io per impedirglielo?
Agevolo la libertà di ridere di ciò che si vuole.
Agevolo la libertà di fare l'amore con chi si vuole, fosse pure la Daniela Garnero nota Santanché, purché sia consenziente.
Agevolo la libertà di scegliere se avere figli o meno.
Agevolo la libertà di conoscere il mio corpo e la mia anima meglio di un prete a cui non interesso perché son femmina e troppo grande.
Agevolo l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Agevolo il diritto ad esser rispettati perché diversi.
Agevolo il diritto del rispetto ad esser qualcosa di diverso dalla tolleranza.
Agevolo il diritto a pagare le tasse. Le mie, non quelle del mio dentista.
Agevolo il diritto ad avere un lavoro da cui tornare a casa ogni sera. Viva.
Agevolo il diritto ad essere una persona, e non un consumatore, finale o meno.
Agevolo il principio della reciprocità.
Agevolo i sorrisi e le chiacchiere con perfetti sconosciuti.
Agevolo il diritto alla mia sicurezza personale, sia prima che dopo essere andata dai carabinieri.
Agevolo la libertà dei carabinieri di raccontare barzellette sui paleontologi.
Agevolo la libertà di scegliere.
Agevolo il diritto della mia intelligenza ad essere riconosciuta, anche se è troppo timida per firmare autografi.
E ora Gustavo agevolerà delle slide.
Ho fatto una scoperta clamorosa: sono norvegese.
Non sembrava, eh? Invece.
L’ho scoperto qualche giorno fa, quando la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha deciso di scatenare l’ennesimo delirio in quel paese esotico dalla strana forma a stivale che si trova nel vecchio Continente. Si chiama Italia, una volta lo chiamavano pure “il bel paese”, prima che l’odore di formaggio rancido sommergesse ogni cosa.
Nel delirio collettivo, gli italiani assistono alla lectio magistralis del loro ministro della difesa, un raro esempio di composta manifestazione di pensiero discordante dalla decisione della Corte. Guardano e imparano che differenza c’è tra una persona civile, educata, all’altezza del proprio incarico e un individuo rozzo, sgraziato e zotico, il classico ultrà esagitato che non può più andare allo stadio per condotta violenta. L’ultrà non c’entrava niente, in quel contesto, ma era giusto per rendere l’idea.
Non c’entra granché neanche ai fini della mia scoperta, ma mi andava di fissarlo nella memoria.
Fieri di vivere in uno stato illuminato e pacifico che garantisce a tutti gli stessi diritti, persino alle ministre che nemmeno con gli occhiali hanno speranza di parere intelligenti, gli italiani ascoltano poi le parole del nuovo (?) segretario dell’opposizione, il quale, dimenticandosi di essere sulla piazza già da qualche decennio, esordisce con una dichiarazione timida della serie “scusatemi se esisto, mi metto le pattine così non lascio impronte”: «Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. »
È lì che capisco tutto. Non sono italiana, sono norvegese. Oppure spagnola, tunisina, bielorussa, neozelandese. Camerunense. Boliviana. Un errore di fondo mi ha portato erroneamente a votare in Italia per oltre vent’anni, ma per fortuna non si è notato. Vietnamita. Finlandese.
Mi va bene qualunque nazionalità, giuro. Perché se l’alternativa è essere “nessuno” per il mio paese, davvero non ne vale la pena.

E chissà che giorno è in questi altri posti...
No, dico, ma ancora stiamo a perder tempo appresso ai tossici morti?
Ancora dobbiamo farne dei martiri? Si sa, la droga fa male, chi si droga – prima o poi - muore.
Mica come noi, cittadini normali e di sani appetiti sessuali, gli uomini con le donne e le donne con gli uomini, vivaddio, senza miscugli pruriginosi.
Non ha voluto essere idratato, no? E allora lo si lascia schiattare come se non avessimo mai triturato i maroni (minuscolo) a nessuno con la sacralità della vita e l’obbligo morale di alimentare e idratare forzatamente anche chi – magari dopo dieci o vent’anni – non ne vuol più sapere di tirare avanti ridotto allo stato vegetativo. La vita è sacra, persino per i sedani attaccati al respiratore.
Per i tossici no.
La famiglia? E cazzi loro, ci hanno avuto il tossico in casa, non gli è bastata questa di vergogna? Muti dovrebbero stare, muti, altro che chiedere verità. La verità non esiste, nel paese dei pinocchi. Chi se ne frega se ne hanno disposto la custodia in carcere perché senza fissa dimora dopo avergli perquisito casa, chi se ne frega se dal verbale medico risulta che la sua presunta caduta in carcere è avvenuta prima ancora che lo fermassero ai giardinetti. Tanto era un tossico, prima o poi sarebbe morto, no?
E quell’altro, l’umbro? Uno strano, viveva in campagna, coltivava droga, è morto, fine.
Mica era un cittadino esemplare. Un tempo si diceva “un cittadino onesto”, poi questa parola è caduta in disuso come “egregio”, basta non pronunciarla mai più e presto nessuno se ne ricorderà il significato.
Cittadini esemplari, di sani principi morali - che se non fossero sani e robusti col cazzo che potrebbero reggere tutte le stilettate alle spalle che tiriamo loro – e di sane radici cattoliche, di quelle che ci portano a indignarci contro la Corte di Giustizia europea che sancisce come non sia del tutto imparziale pretendere che il nostro simbolo di morte preferito stia appeso a sproposito in cielo, in terra e soprattutto in ogni luogo. Speriamo almeno che la discarica mediatica dia addosso al più presto a quella schifosa che ha sollevato la questione. Come cazzo li educa i figli, quella, senza il lavaggio del cervello della fede? Va a finire che vengon su pensanti, dio ci scampi. E poi la croce è uno strumento di tortura che si stilizza facilmente, alla fine diventa quasi elegante. Fosse stata una sedia elettrica, certo, sarebbe stato più complicato. Anche la forca, a pensarci, rende bene. Ma ormai s’è scelta la croce, ci si tiene quella, via. È la nostra cultura, una cultura per una larga parte fatta di morte, di oppressione, di prepotenza, di discriminazione, di intrighi venali. Secoli e secoli di esperienza nel settore. Saremmo scemi a non vantarcene, oggi come oggi.
Sono le nostre tradizioni, noi facciamo branco così. Inchiodare una pizza, come suggerisce la Tuna, non ci troverebbe così unanimi: e chi la vuole alta, e chi la vuole bassa, e poca mozzarella, e la pizza vera è solo margherita, e la sperimentazione. Invece scansare gli appestati ci ha sempre trovato tutti d’accordo, o quasi. Gli appestati e gli amici degli appestati non contano, soprattutto se non hanno un santo in parlamento.
E poi, insomma, il plastico della camera di sicurezza (che non è un albergo a cinque stelle) non viene bene in tv, ecco.
Hang your collar up inside
Hang your dollar on me
Listen to the water still
Listen to the cause where you are
Fed and educated,
Primitive and wild
Welcome to the occupation
Here we stand and here we fight
All your fallen heroes
Held and dyed and skinned alive
Listen to the Congress fire
Offering the educated
primitive and loyal
Welcome to the occupation
Hang your collar up inside
Hang your freedom higher
Listen to the buyer still
Listen to the Congress
Where we propagate confusion
Primitive and wild
Fire on the hemisphere below
Sugar cane and coffee cup
Copper, steel and cattle
An annotated history
The forest for the fire
Where we open up the floodgates
Freedom reigns supreme
Fire on the hemisphere below
Listen to me
Listen to me
Listen to me
Listen to me
Ho cercato di arrotondare le mie entrate (che detta così, mi rendo conto, sembra che ci dia dentro con una mandria di unicorni) piazzando incontri ravvicinati con Marc Almond tra una ristretta cerchia di amici.
Ho rimediato, nell’ordine:
- un attestato di profonda ignoranza musicale
- una manifestazione di sbalordito interesse
- due calci nel culo (e la specifica che mi va di lusso)
- due schiaffi ben assestati
- una manifestazione di delicato disinteresse
- un fracco di soldi a patto che lo scambi con Nick Cave
- un invito a cena (che sarebbe stata una vacanza premio, se tutto questo fosse successo prima che il cuoco decidesse di flagellarsi a colpi di mutuo)
Poteva andar peggio, I suppose.
Ho appena sentito una perfetta italiana partecipante a un programma radiofonico dire la sua sulle convivenze moar axorious.
A momenti sbandavo.
Più ci penso e più credo di aver risolto il problema dell'energia (che notoriamente corre via e si trasformerà).
Non ancora a livello mondiale - un'oncia di modestia è quel che ci vuole per vendersi meglio - ma a livello regionale senza dubbio. Pensate che meraviglia: luce, acqua, gas, telefono, trasporti, energia per fare e per pensare. Pulita, alternativa e a costo praticamente zero.
Basterebbe collegare un trasformatore ai miei zebedei rotanti.
Gustavo, mi apra una pagina su Wikipedia alla voce "benefattori dell'umanità", sia gentile...
(is a warm gun)
E per la serie “niente resterà in sospeso”, va ora in onda la risposta al quesito zoobalordo dell’estate 2009: il procione ha un osso nel pene?
Risponde la prof.ssa M.A. Donna Laica: innanzitutto è necessario cogliere la differenza tra procione e cane procione. Il procione o orsetto lavatore è un rappresentante della famiglia dei Procionidi (incredibile ma vero), e quindi nulla fa presupporre presenze ossee nel suo pene. Diverso è il caso del cane procione (Nyctereutes procyonoides) che ci assomiglia un casino ma appartiene alla superfamiglia (Superfamiglia eccola qua, muovi la mano de qua e de llà) dei Canidi. E qui mi ci scappa l'osso penieno di diritto, così come, esempiamo, per il furetto, che è sì un rappresentante della famiglia mustelidae, ma sempre superfamiglia canidae. Il cane procione, inoltre, pare essere famoso per la smisurata dimensione dei suoi testicoli (cosa che lo accomuna a plusieurs de noantres nei giorni feriali, n.d.r.), e il suo nome in giapponese è Tanuki.
Ringraziamo l’illustre professoressa mentre la domanda sorge spontanea: cosa ne sarebbe stato di Candy Candy se il suo amico procione semplice fosse stato in realtà un cane procione?
Siamo sicuri che la cattiva fama del furetto si debba alla sua abilità nel furto con scasso?
Cosa si intende esattamente con “smisurata dimensione”?
Titoli di coda e sigla finale.
Oh Eolo!
Ma vaffanculo, va'!
No, non mi riferisco al genetliaco di Roano, che pure si celebra oggi.
La notte scorsa, mentre la mia carcassa rientrava sfranta da Tortolì e da una tre giorni ininterrotta di Travaglio (ma vorrei rassicurare gli astanti: nulla a che vedere con il reparto maternità), scoccava un altro anniversario. Nella notte fra l'11 e il 12 Luglio 1979 l'avvocato Giorgio Ambrosoli veniva assassinato, reo di colpe imperdonabili quali l'onestà e il senso civico e dello Stato (chiedo scusa ai lettori facilmente impressionabili per l'uso di parole così osée).
Non ho ricordi diretti del fatto: il caso Moro, oltre a godere di una popolarità assai più ampia, era comunque più facile da capire per un bambino. Ho ricordi di altro tipo, di quel periodo: la sparatoria tra polizia e brigatisti nella quale ci trovammo intrapppolati alla stazione Termini rientrando da una vacanza, la tensione che traspariva da mio padre nei giorni in cui fu chiamato a far parte della giuria popolare in un processo.
Con la vicenda Ambrosoli ho un legame - se così si può dire - affettivo: Kobayashi che mi parla di Umberto, figlio minore di Giorgio Ambrosoli e suo compagno del liceo, i miei andirivieni tra piazzale Cantore e via Toti in un dicembre per me freddissimo, quando per distrarmi dal gelo mi davo a esplorazioni di quartiere e tragitti alternativi. Confesso di aver provato, e di provare tutt'ora, una grande commozione, all'idea di caminare per quelle strade. La stessa commozione che non manca di prendermi, mai, ogni volta che mi trovo alla stazione di Bologna.
Fatti, risposte, bisogno di sapere. Il caso Ambrosoli è forse l'unico di quegli anni su cui non ci sia nessun mistero da risolvere. E' tutto chiaro, limpido. Forse è per questo che non se ne parla, forse è per questo che chi ha vissuto quegli anni è meglio che abbia la memoria corta e chi è arrivato dopo non l'abbia affatto. Ambrosoli è un chiaro caso di omonimia comoda, comodissima, facciamo sì che sopravviva il concetto di caramelle e miele e lasciamo che tutto il resto scivoli via. Pubblicità!
Leggendo quello che scrive Umberto nel libro appena uscito, i paralleli tra l'Italia di trent'anni fa e quella di oggi balzano fuori a ogni pagina. Solo, come dice lui, adesso tutto avviene con maggior sfrontatezza, con la certezza dell'impunità.
Sarà una sensazione, sarà che quando sei un bambino ti sembra che i grandi possano fare qualcosa per le cose brutte del mondo, soprattutto i grandi "buoni", quelli onesti di cui magari sei circondato. Non permetteranno che vincano i cattivi.
Sarà una sensazione, ma poi ti ritrovi grande, e pensi che non hai capito un cazzo. Che devi per forza esser tu, quello sbagliato, in un paese dove è meglio - infinitamente meglio - un eroe morto di un cittadino onesto vivo.
Accidenti a Orwell e a chi l'ha preso per un manuale di bricolage.
E chi l'avrebbe mai detto!
Ehi, dico a voi!
Svedesi! Norvegesi! Finlandesi! Ochipervoi!
Ve lo chiedo cortesemente: vi spiacerebbe invadere quel territorio a sud della Svizzera? Quello a forma di stivale, sì.
Esaaaatto, quello bellino con tutti i monumenti, il mare, il sole, la pizza e il mandolino.
Dai, che è pure la stagione giusta. Un colpo di stato rapido e poi tutti al mare.
Ma figurarsi, la resistenza. L'unica resistenza che potreste trovare, di questi tempi, è quella delle orribili macchinette friggizanzare.
Nono, potete invadere tranquilli, non si lamenterà nessuno. Foste neri magari sì, ma così belli ariani... e alti, e prestanti... a voi non ve lo si può mica dire che ci rubate il lavoro. Peraltro, a raccogliere pomodori non vi ci vedo. Della religione non ve ne frega mediamente un cazzo, quindi non vi si può opporre la radice cristiana sotto spirito, e comunque Odino e Thor fanno sempre la loro figura suina.
Le donne? Ecco, questo forse sì, tutte queste donne che lavorano, escono, fanno, pensano... certo, non è come sbattervi la porta in faccia perchè le tenete segregate, ma non sono esattamente l'angelo del focolare che vorremmo, il prodotto di una costola. Beh, su questo ci lavoreremo. Al limite, se avete qualche pornodiva laureata ci si passa sopra.
E invadeteci, su! E che vi costa? Due o trecento anni di colonizzazione, non chiedo molto.
Sì, lo so che non basterebbero, ma poi magari vi trovate bene e non ve ne andate più. Eh? Dai che non è un brutto posto, questo, geograficamente parlando.
L'importante è che vi ricordiate la protezione solare.
Sicarioooo
fredde parallelle della vita
L'altroieri ho ricevuto un'e-mail il cui oggetto roboava:
No, grazie, ho risposto. Fa già abbastanza spavento così.
“I figli di Berlusconi dichiarano che la terra è piatta. Lo giurano sulla testa del padre”.
Fino all’altroieri mi aspettavo di veder sbucare un titolo simile da un momento all’altro.
Voglio dire, un figlio medio potrebbe pure seccarsi, all’ennesima messa a repentaglio della propria capoccia per coprire le balle spaziali che racconta il proprio ultrasettuagenario genitore.
Ma in effetti non avevo considerato che qualche fantastiliardo di euro val bene una testa.
Quella della propria madre.
Il Premio Nobel per la Pace non è mai stato assegnato ad un italiano dal 1907 ad oggi.
E' davvero scandaloso che sia necessario far qualcosa per meritarselo, il Nobel.
E' finalmente venuta l'ora di sfatare un tabù che dura da più di cento anni, ovvero da quanto nel 1907, ad aggiudicarselo fu Ernesto Teodoro Moneta.
Alla corsa per l'ambito riconoscimento si sono succeduti, in questi anni numerosi politici e capi di Stato, tra i quali potremmo citare, Yasser Arafat, il presidente della Corea del Sud, Kim Dae-Jung, l'ex presidente americano, Jimmy Carter, ed Al Gore.
Oggi crediamo che, anche, l'Italia meriti di ricevere tale riconoscimento,
Sacrosanto! L'alacre impegno profuso nella distribuzione di virgole a cazzo non deve passare inosservato!
e di essere degnamente rappresentata da Silvio Berlusconi,
Questo è poco ma sicuro.
per il suo indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale.
A patto che i soggetti da aiutare facciano Berlusconi di cognome, naturalmente.
Il 26 maggio, alle ore 10:30, presso Piazza Colonna in Roma il Comitato della Libertà che sostiene la candidatura di Silvio Berlusconi darà avvio alla raccolta delle adesioni.
A tutti i firmatari verrà consegnata una centrale nucleare in miniatura, un profilattico ritardante al gusto caco, un lecca-lecca con brillantino, una prostata di scorta, un fazzoletto di carta, 50.000 euro comparsi per magia e un camorrista da mettere in garage.
La raccolta delle adesioni alla candidatura italiana si concluderà il 16 gennaio del 2010 in Amalfi.
...ma dicevamo dello sbiancamento anale...
(solo - e sottolineo solo - se siete forti di stomaco, date un'occhiata qui)
a
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Perciò...
Sono una sognatrice.
Una divoratrice di libri.
Una che non può stare troppo tempo lontana dal suo mare.
Una creativa.
Una veterana di notti intere passate a chiacchierare.
Una mancina.
Una mangiatrice di Coco Pops (senza latte, altrimenti non scrocchiano).
Un'osservatore arbitrale.
Una musica-dipendente.
Una vegetariana.
Una sopravvissuta.
Un piccione viaggiatore al verde.
Una radioascoltatrice.
A lover (not a fighter).
Un'aspirante bassista.
Un'ex-studentessa fuori sede.
Una spettatrice di tramonti.
Una protagonista di :tramonti:
Un'esploratrice.
Un'ipercinetica.
Una pigra.
Una che ascolta.
Una cinematografara impunita.
Una variabile impazzita.
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L'immagine nell'header di questo blog è «Betta sullo squalo» di Andrea Pazienza